12 AGOSTO 2010
15 - (Fine dell'avventura) GELLINDO, ROBACCIO E PISTACCHIO TORNANO A CASA
IN TRENTINO UNA VACANZA DA FIABA - SECONDA SERIE (15)

 

Quando si torna a casa dopo un’assenza, in fondo al cuore c’è sempre un po’ di paura che nel molte cose siano cambiate, che gli amici ti guardino strano o addirittura si siano dimenticati di te… Che cosa accadde invece quando Gellindo, Robaccio e Passero Pistacchio rientrarono al Villaggio degli Spaventapasseri giusto in tempo per l’inizio della scuola? Vi posso assicurare che le sorprese non mancaron se furono sorprese belle o brutte, beh, lo andiamo subito a vedere assieme…

 

Come tutte le cose belle, anche quelle stupende "vacanze trentine" un bel giorno terminarono.

– Ma lo sentite anche voi questo strano odorino che c’è nell’aria? – disse una mattina Gellindo Ghiandedoro, caricando per l’ennesima volta i bagagli sull’auto a pedali color rosso ciliegia.

– Ti riferisci a questo profumo di foglie marce? di uva dolce? di mele mature? – rispose Ratto Robaccio annusando l’aria.

– Proprio così… E sai cos’è quest’odore?

– Snifff! Snifff! Profumo di bosco… Snifff! Snifff! Profumo di autunno…

– Già, e questo significa anche profumo di… Scuola!

– Vorresti dire – piagnucolò la pantegana, – che sta per ricominciare la scuola anche quest’anno?

– Già – rispose Gellindo sedendosi al posto di guida e afferrando il volante, – ma ciò significa che è anche giunta l’ora di tornare a casa!

– Nooo, dai! – pigolò Passero Pistacchio mettendosi a svolazzare disperato. – È così bello andarsene in giro per il Trentino alla scoperta di tante nuove avventure… Dai, restiamo in vacanza ancora qualche giorno!

– Mi dispiace, ma abbiamo promesso ai nostri amici spaventapasseri della Valle di Risparmiolandia che all’inizio dell’anno scolastico saremmo tornati a casa e visto che ogni promessa…

– Sì sì d’accordo – lo interruppe brusco Robaccio, – lo sappiamo anche noi: ogni promessa è debito!

– Allora siamo tutti d’accordo! – strillò infine lo scoiattolo risparmioso. – Salta a bordo, pantegana, ché si ritorna casa oggi stesso!

Il fatto è che Gellindo non vedeva l’ora d’essere di ritorno al suo Bosco delle Venti Querce. S’era divertito come un matto, a zonzo per quel bel Trentino, ma ormai la nostalgia di casa s’era fatta pungente. Chissà com’erano messi la civetta Brigida, il maestro Abbecedario, il farmacista Quantobasta, il sacrestano Dindondolo e poi Casoletta, Tisana la Dolce, Chiomadoro, Pagliafresca, Fra’ Vulcano, Mamma Pasticcia e naturalmente la sua amica Bellondina!

Solo adesso capiva quant’era stata dura e lunga un’estate intera senza vedere i suoi amici…

– Chissà se si ricorderanno ancora di noi! – si lasciò scappar detto lo scoiattolo fra una pedalata e l’altra.

– Di chi parli? – chiese Robaccio pestando pure lui sui pedali.

– Ma dei nostri amici, no? Degli spaventapasseri del Villaggio di Risparmiolandia!

– E perché non dovrebbero ricordarsi? In fin dei conti siamo stati via poco più di tre mesi e a tutti abbiamo lasciato le nostre foto proprio perché non si scordino di noi!

– Sì, è vero, però tre mesi e mezzo sono lunghi, lunghissimi da passare…

– Ma pensa invece a quanti nuovi amici abbiamo conosciuto – cinguettò Passero Pistacchio che svolazzava in alto sopra la strada, – e a quante storie nuove potremo raccontare ai piccoli spaventapulcini…

Quando però i nostri "eroi", al termine di un viaggio faticoso e interminabile, giunsero finalmente a casa…

– Ehi, voi del Villaggio, perché non ci venite incontro? – strillò Ratto Robaccio balzando dall’auto in mezzo alla piazzetta. – Lilly! Lilly Spatoccia, dove sei!!! Liquirizio, Pancrazio, Rattina Glassé… dove sono le mie panteganotte preferite?

Le case rimasero mute, le finestre chiuse e le porte sbarrate.

Gellindo corse a bussare alla Caffetteria di Casoletta: chiusa!

La Scuola di Abbecedario? Era deserta!

La Farmacia di Quantobasta? «Chiuso per vacanze» c’era scritto su un cartello appeso alla serranda.

La casa di Tisana la Dolce? Pareva abbandonata!

La casa di Bellondina? Sbarrata anche quella, come le casette di Paciocco e di Lingualunga!

– Mi sa che qui non c’è nessuno, sapete? – mormorò Pistacchio con un groppo in gola. – Mentre noi eravamo via, dev’esser capitato qualcosa di brutto, di grave e…

– Niente lacrime, per carità, finché non sappiamo quel che è successo! – esclamò Gellindo Ghiandedoro guardandosi in giro. Com’era triste, com’era brutto, com’era desolato il suo paesello muto, silenzioso e deserto... Ma era troppo presto per piangere: bisognava solo armarsi di pazienza e… – Ehi, voi del Villaggio, dove siete andatiiiii? – urlò con tutto il fiato che aveva in corpo e nella coda.

I tre fecero silenzio per ascoltare qualche risposta, quando…

– Ehi, lo sentite anche voi questo rumore lontano? – strillò Ratto Robaccio saltando in piedi.

– Sì, adesso lo sento pure io… – disse Gellindo portandosi le zampe a conchiglia dietro le orecchie. – Sembra una musichetta allegra… e poi risate, urla di bambini, rumori come di qualcosa che cade in acqua…

– Se dovessi credere alle mie orecchie di passerotto – esclamò Pistacchio, – direi che si tratta di una… piscina!

– Una piscina? – urlò la pantegana sgranando gli occhi e facendo versacci con la bocca. – Puàhhh, che schifo! Ma a chi è venuta in mente un’idea così assurda? Una piscina con tanta acqua orrenda, che magari corri anche il rischio di lavarti!

– Aspettate, adesso mi alzo in volo e vi dico da che parte andare – cinguettò Pistacchio frullando verso il cielo. E, dopo un po’… – Gellindo, Robaccio… montate in auto e pedalate su, in direzione del Bosco delle Venti Querce, finché troverete una bella sorpresa!

E fu un’improvvisata veramente stratosferica: in mezzo al grande prato che si apre davanti alla quercia in cui abita da sempre il nostro Gellindo, in una gigantesca piscina di plastica color azzurro-cielo piena d’acqua fino all’orlo, stavano facendo il bagno, giocando e prendendo il sole tutti, tutti, ma proprio tutti gli spaventapasseri e gli spaventapulcini del Villaggio di Risparmiolandia! Che, non appena videro l’automobilina color rosso ciliegia arrancare su per la salita…

– Guardate laggiù… Stanno arrivando! Gellindo, Robaccio e Pistacchio sono tornati a casa… corriamo loro incontro!

I nostri tre amici furono portati in trionfo per l’ultimo pezzo di strada che conduce al Bosco delle Venti Querce, vennero deposti sul bordo della grande piscina e subito circondati dall’affetto, dalle domande e dalla curiosità di tutti quelli che erano rimasti a casa.

– Ma spiegatemi a chi è venuta la bella idea di questa piscina! – chiese a un certo punto Robaccio.

– È tutto merito del maestro Abbecedario – rispose Bellondina, che non staccava gli occhi da Gellindo. – È stato lui a scendere in città per comprarla con i soldi della Scuola: l’ha montata in mezzo al prato, l’ha riempita d’acqua con l’aiuto degli spaventapulcini e poi l’ha aperta a tutti quelli che avevano voglia di farsi un bel bagno!

– Insomma, cari miei – continuò Casoletta, distribuendo a tutti dei buoni dolcetti alla crema e al cioccolato, – anche per noi che siamo rimasti a casa è stata una gran bella estate. E voi? Voi cosa ci raccontate di bello?

Ci vollero le sere di due settimane intere per narrare agli amici quel che era successo nei tre mesi e mezzo di "vacanze trentine". Grandi e piccini pendevano dalle labbra dello scoiattolo e della pantegana e dal becco di Pistacchio, che da abili narratori raccontarono per filo e per segno tutte le avventure, parlarono di tutte le persona incontrate, dei problemi risolti e naturalmente dei nuovi amici conosciuti a zonzo per il Trentino.

– Ma tu, ogni tanto, pensavi a casa? – domandò la prima sera Lilly Spatoccia alla sua bella pantegana.

– Come no – rispose Robaccio azzannando l’ennesima fetta di formaggio dolce, – tutte le sere prima di dormire guardavo il cielo e andavo in cerca della stella più grande. Ecco, mi dicevo, quella è la stella della mia… ehm… la mia… oh, mamma, non mi ricordo più quel nome!

– Spatoccia, forse?

– Ah sì… ecc quella è la stella della mia Lilly Spatoccia, e quelle tre stelline vicine sono i miei adorati… ehm… allora… ma come si chiamano?

– Pancrazio, Liquirizio e Rattina Glassé?

– Già, proprio così: è vero… ma sai, tre mesi e mezzo sono lunghi…

Lilly divenne rossa in faccia e cominciò a sbuffare come una pentola piena d’acqua messa a bollire sul fuoco. Stava per scoppiare con un attacco di rabbia furiosa, quando…

– Ma cos’hai capito… stavo scherzando, Spatoccia! – esclamò ridendo il topaccio di discarica. – Ma veramente hai pensato che io mi fossi dimenticato i vostri nomi? Il tuo e quelli dei nostri tre bellissimi panteganotti?

– Io non ci pensavo nemmeno, fino a quando non ho trovato in una delle tasche dei tuoi pantaloni questo foglietto, su cui c’è scritto… guarda un po’ tu!

E il topo lesse a voce alta: – «Importante e da non dimenticare. La mia adorata mogliettina si chiama Lilly Spatoccia e i miei tre figlioli panteganotti si chiamano nell’ordine Liquirizio, Pancrazio e Rattina Glassé!» Ecco, vedi? È come dicevo i ogni sera guardavo le stelle del firmamento e, per non dimenticarmeli, leggevo e rileggevo i vostri nomi prima di addormentarmi!

E un bel bacio suggellò il ritorno di Robaccio nella discarica del Villaggio.

– Ma tu, ogni tanto, pensavi ai tuoi amici più cari? Pensavi anche a me? – chiese sempre la prima sera Bellondina, accompagnando a casa Gellindo.

– Ogni tanto? Ma se ti ho pensata sempre, a tutte le ore del giorno e della notte! No, di notte no perché dormivo, ma tu sei stata sempre con me… Guarda! – e lo scoiattolo mostrò la foto della bella Bellondina tutta stropicciata e spiegazzata.

Un sorriso pieno di affetto e di amicizia si disegnò sul volto della spaventapasseri, che si chinò e baciò in fronte il buon Gellindo Ghiandedoro.

La sera di qualche tempo dopo, nel nido in cima ad un melo carico di mele mature, Passero Pistacchio arruffò le piume per difendersi dal freddo e…

– Buon notte, Sultanina!

– Buona notte, Pistacchio… – rispose la passerotta lì vicino, con le piume arruffate pure lei.

– Hai deciso come li chiameremo? – chiese il passero, indicando col becco le tre minuscole uova che riposavano al caldo sul fondo del nido.

– Io avrei pensato a "Nocciolino", "Mandorletto" e "Castagnola"…

Pistacchio sorrise soddisfatto. Erano nomi bellissimi, proprio quel che ci voleva per tre stupendi passerotti!

 Fine

 

FIABA DI MAURO NERI

ILLISTRAZIONI DI FULBER